Quella via

Quanti ricordi si possono lasciare in una via, e riviverli ad ogni passo, ad ogni pietra calpestata, ad ogni portone superato, quando a distanza di anni ti capita di ripassarci un paio di volte nel giro di poche settimane…in questa vecchia strada fiorentina, caratteristica per i suoi pietroni sconnessi e consumati, pieni di alti e bassi – proprio come me! – ho camminato svelta svelta, dopo aver parcheggiato il mio fedele cinquantino, col piumino e la sciarpa fino agli occhi o in camicetta e sandali, con l’emozione e i timori addosso per il primo lavoro a 19 anni, “serio” tra l’altro – assistente alla fantasmagorica Biblioteca privata di un noto Studio Legale – con la soddisfazione euforica e potente del primo stipendio, lire fruscianti chiuse nella busta col cedolino, perché allora si faceva ancora così.

Ci sono passata per anni di corsa per non far tardi, tra l’uscita dalle lezioni all’Università e il turno in Studio, carica di libri, schiscetta, fatica e preoccupazione per gli esami! Ci sono passata mogia perché a 19 anni avere a che fare con più di 10 illustri, magnanimi quanto esigenti, avvocati e professori non è mica sempre semplice e gratificante…e con i Prof. universitari che vedevano i non frequentanti come il fumo negli occhi ancora meno! Ma ci sono passata anche levitando a tanto così dall’asfalto per i 30 e lode, per il 28 a Privato alla prima, o per l’appuntamento con le nuove amiche fighe, e soprattutto frequentanti, in una delle poche serate di libera uscita dallo studio…

A quell’età sono sempre stata molto, troppo, ligia al dovere, troppo concentrata a far tutto e bene, e tante gioie dei 20-25 anni me le sono giocate…certo, in cambio “ho vinto” comunque quella che sono diventata, anche, anzi molto, imparando dalle mie benedette imperfezioni. Ma in quella strada…in quella strada ho gioito, goduto, mi sono emozionata, sono cresciuta, ho preso decisioni, e ho imparato qualche volta a mettere un punto.

Oggi i miei passi su quella strada suonano di un suono diverso, quello dei passi di una donna adulta (quasi sempre…!), che pensa da mamma, da moglie, da fiera portatrice di un nuovo pancione tondo che ha tanto da raccontare, da lavoratrice, e con tante cose da fare, i conti da far tornare, i tempi da gestire…ma che in fondo ha ancora molto di quel passo di chi ha voglia di farne anche una in più, perché ogni lasciata è persa…

Ognuno ha dei “posti” nei quali sa di aver vissuto dei tratti di vita più intensi di altri…e camminando per quella via non ho potuto che pensare, ET, a quali saranno quei posti per voi!

Quali saranno saranno, purché vi gustiate a fondo le emozioni della vita, purché ogni passo lo sentiate, leggero ed entusiasta, oppure peso e faticoso, a volte deluso oppure ottimista…ma che i vostri passi abbiano un suono che riecheggi nel tempo, questo mi auguro per voi.

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Ricordi del Passato…di Pomodoro

pomodoro

Ieri un’amica ha postato su fb le foto della sua opera culinaria di fine stagione: a rivedere le foto dei barattoli di pomarola caserecci, dei grappoli di pomodori tra pentoloni e canovacci, mi è tornato in mente un ricordo lontano, che voglio assolutamente riportare al presente in tutto il suo sapore.

Purtroppo non sarà più la mia Nonna Raffa a raccontarmelo, perché da qualche tempo vive in un mondo fatto di ricordi ancora più lontani, di quando era bambina…così non può ricordare di quando ero bambina io, affidata d’estate alle sue cure mentre babbo e mamma lavoravano, e nel pieno di una campagna assolata, l’orto produceva, tra l’altro, pomodori dal profumo prorompente e un basilico sfacciato.
Lì i pomeriggi di agosto, nonna e nipoti si dedicavano con entusiasmo e acquolina in bocca alla preparazione delle conserve per l’inverno, pomarola e semplice passato di pomodoro.
Talmente semplice che, all’ora di merenda, la nonna riempiva i bicchieri di passato appena colato, li insaporiva solo con un pizzico di sale e pepe e un filo d’olio, e con una cannuccia conquistava la fiducia e le papille di tutti i nipoti!

Provare per credere, a patto di trovare un passato genuino, saporito di natura!

La Nonna Raffa forse non potrà raccontarlo a ET di persona, ma ogni volta in cui li guarderò mentre l’accarezzano dicendole “cara-cara”, penserò a quel bicchiere colmo di un rosso vivo, e a quando lo preparerò per loro!

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