I Pasties: la Cornovaglia in tavola

Li abbiamo scoperti nell’affascinante Tintagel, dove, con sullo sfondo le rovine dell’omonimo castello, appollaiati su un muretto (quasi) a strapiombo sull’Oceano, abbiamo raccontanto a ET la leggenda di Re Artù…da allora il sapore dei Pasties ci è rimasto “appiccicato”!IMG_3933.JPG

Tanto che armata di “memoria gustativa” e appunti presi in loco, mi sono cimentata in questa opera monumentale!
E’ doveroso definirli piatto unico, delizioso, gustoso, anzi, gustoserrimo, e sì, va detto, pesanterrimo…insomma, hanno tutti i requisiti per diventare la prossima cena a tema con gli amici, visto che sono pure di facile esecuzione!
(A meno che non vi venga la sacrosanta voglia di fare la brisée in casa…lì i tempi si allungano un pochino, ma ne varrebbe la pena! Certo che le famose “cornish-sfogline”, con quel popò di meteo locale, di tempo per stare in casa col forno acceso devono averne…)

Dunque, per avvicinarsi alle originali, per 4 persone:

2 rotoli di pasta brisée (non sfoglia, brisée…provato, non è per niente la stessa cosa!)
1 cipolla rossa o dorata di media grandezza
1-2 patate (a me piacciono di più le bianche, ma anche le gialle vanno benissimo)
Stilton o gorgonzola piccante a piacere (si deve sentire!)
3-4 fettine sottili (poco più alte del carpaccio) di vitellone
1 uovo
sale e pepe q.b.

Saltare pochi istanti cipolla e patate tagliate a dadini in padella con un filo d’olio evo (devono appena dorare e intenerire). Lasciar intiepidire.
Tagliare a cubetti lo Stilton e a listarelle le fettine di carne. Appena le verdure si saranno raffreddate, mescolarle al formaggio e alla carne, salare appena e pepare.
Srotolare la pasta, ricavarne dei dischi di media grandezza (a piacere!); versare abbondante ripieno al centro di ciascun disco e chiudere a mezzaluna avendo cura di spennellare i bordi con l’uovo sbattuto e, leggermente, anche la superficie dei Pasties (praticare qualche foro con la forchetta).
Cuocere in forno già caldo a 180°-200° per circa mezzora abbondante (dipende dal forno).

Mangiarli quando sono ancora tiepidi…imperdibili!

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Integralmente frollini!

20131112-223643.jpgCon un pomeriggio di vento freddino e di nasi gocciolanti, il mio per primo, uscire è davvero un’idea da archiviare.
E così, ieri, mentre ET si godevano il riposo del guerriero, al calduccio sotto le loro copertine, ho pensato di preparare la classica merenda… ma in versione integrale!
Giusto perché ET si abituino a gradire, o almeno a provare, sapori diversi, tanto più se fanno bene…

FROLLINI CON FARINA INTEGRALE

100 g farina integrale
100 g farina 00
90 g zucchero di canna
110 g burro
1 uovo
1 pizzico di sale e 1 grattata di scorza di limone o arancia

Semplicissimo perché la frolla si prepara impastando in un contenitore dai bordi alti, meglio se di vetro, tutti gli ingredienti (Giorgina docet! Racconterò di lei un’altra volta, magari, basti sapere che è una maestra di frolla, e che mi ha insegnato che il burro non va fatto sciogliere ma nemmeno impastato troppo freddo…meglio tirarlo fuori dal frigo una decina di minuti prima di iniziare la preparazione, e tagliarlo a piccoli fiocchi).20131112-223926.jpg
Unica accortezza: fare l’operazione dell’impasto il più energicamente e quindi velocemente possibile per evitare che la frolla si scaldi (se si ha tempo lasciarla riposare mezzora in frigo…io sono andata in presa diretta, invece!).
Si stende la frolla non troppo sottile su un foglio di carta forno e si tagliano i biscotti.
Con il dorso di un cucchiaino si può fare una leggera pressione al centro dei biscotti per depositare nella “fossetta” una goccia di marmellata (io ho usato la mitica marmellata di prugne della mamma di Fernando…grazie mamma di Fernando!).
Cottura a 180° per circa 15 minuti, ma questa informazione va presa con le molle: il mio forno va messo a 200°, per esempio, e siccome a me la frolla piace piuttosto altina e ben cotta, altro che 15 minuti, ce li ho lasciati quasi mezzora a dorare!

Se ET hanno gradito l’esperimento un pò rustico? Che domande!!!

 

 

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Le Polpette della Marisa

marisaQuando in un posto di mare ti trovi a cercare una rosticceria/friggitoria che non sia la solita delusione “acchiappailturistaescappa”, se non hai un buon consigliere, sei perso.
Noi lo abbiamo trovato casualmente in un parcheggio, e ci ha dato La Dritta: la Marisa…il classico “buchino” rimasto agli anni ’80, ma con un fritto di mare e dei piatti assortiti da far passare la paura, istantanei e ben fatti.
A partire dalle polpette che ET hanno divorato letteralmente, tanto da indurmi a fare la sfacciata, a dichiarare alla Marisa tutta la nostra stima e l’intenzione di non rubarle il lavoro e a chiederle dunque la ricetta con l’innocua intenzione di cucinare a diversi km di distanza quei bocconcini per i miei bambini bisognosi di piatti nutrienti e appetitosi (mentre le raccontavo questa mezza verità, ho tenuto ben lontano dalla vista della Marisa i due mangiatori da competizione che sono ET).
Oh, nonostante la reticenza iniziale, si è sbottonata!

POLPETTE DI POLLO DELLA MARISA

– pollo (petto o quel che c’è in frigo)
– pane ammollato nel latte, o, se si ha, anche una patata lessa
– formaggio da grattare più o meno stagionato in frigo (in quanto polpette sono piatto di recupero: Parmigiano, Grana, un pecorino o un altro formaggio gradito dai destinatari)
– prezzemolo (se piace)
– limone
– farina
– olio, sale, pepe (io del pepe non faccio grand’uso), se piace noce moscata
– vino bianco e aglio facoltativi (per la cottura)

Nel mixer o nel tritacarne passare la polpa del pollo con il pane ben strizzato dal latte, o la patata, il prezzemolo, il formaggio, una generosa strizzata di limone, sale, e, se si vuole, noce moscata e pepe.
Formare le polpette della grandezza preferita, se più grandi schiacciarle leggermente per favorire la cottura omogenea, e infarinarle.
Scaldare un filo d’olio in una padella (a seconda di quante sono le polpette regolare il “filo”…per un piatto più leggero valuterò la cottura in forno…ma non d’estate!), se piace aggiungere l’aglio.
Passare in padella le polpette, sfumando eventualmente con il vino bianco.
Dovranno ben cuocere dentro (senza esagerare per evitare che induriscano), e assumere una doratura più brunita fuori.

Con la morbidezza e la delicatezza che le caratterizza, ma anche il sapore morbido del formaggio ed il sentore appetitoso del limone…sono come le ciliegie, una tira l’altra!
Ah, proprio come le ciliegie…rigorosamente con le maaaaaaniiiiii!!!

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