Ottomarzo

E’ stata la Festa della Donna.

Chi dice sì, chi dice no, chi festeggia, chi disdegna…io ho passato gli anni dei “festeggiamenti-pretesto in più” di seratona con le amiche, quelli del cuore a cuore con la mamma, gli anni delle cene in gruppo con i nostri uomini che ci celebravano, quelli impegnati in iniziative a tema, gli anni festeggiata in casa dalla mia maschilissima famiglia, e questo, tutti insieme di ritorno da un bellissimo viaggio a Barcellona.

 

Ma ogni anno nel retrocervello la domanda del “perché festeggiare”, del “perché ci vuole un giorno”, etc etc…

Quest’anno, tra le coccole dei miei figli che mi auguravano buona Festa della Donna, mi sono data una risposta.

Certo, io sono una donna che celebra la Festa della Donna.

Facendo ciò che mi fa sentire davvero felice e significativa, senza ostentazione, senza dover dimostrare niente.

Pensando, a volte anche troppo di sfuggita forse, all’impegno, alle battaglie, addirittura alle violenze, e ai sacrifici, quotidiani e storici.

Valorizzando l’Ottomarzo in nome delle opportunità della vita, senza che diventi mero senso di rivalsa, o il ribaltamento di quell’altrui senso di superiorità che le donne hanno subito per secoli.

Sarà fortuna, e magari anche dedizione, un impegno quotidiano, ma nella mia famiglia c’è una (dis)parità che mi piace, per me è quella dell’amore, del buon senso, degli incastri…se io ho bisogno lui c’è, quando ha bisogno lui io ci sono. 

Sono un essere fragile e forte, lui è un essere forte e fragile: e ci supportiamo l’un l’altro. 

Io cucino, lui quasi mai; lui fa le lavatrici, io quasi mai. Ognuno è attivo su un fronte diverso, ma le decisioni le prendiamo insieme. Lui lavora di più, io ho chiesto una riduzione oraria, ma tutti e due lavoriamo con orgoglio e il racconto delle rispettive giornate lavorative viene messo in tavola a cena in egual modo. 

Io sono molto più paziente, aperta agli altri, multitasking e lungimirante, lui è molto più possibilista, sicuro che tutto andrà bene e informato: e tutto questo ci rende ottimisti.

E quando non tutto va esattamente così – e succede, eh! – discutiamo; e quanto si arrabbia lui, tanto mi arrabbio io. 

E poi sappiamo fare un passo indietro e chiedere scusa (forse lui di più). 

In questi anni questa nostra (dis)parità ha funzionato bene, e finché sarà così l’Ottomarzo sarà un giorno romantico in cui sentirsi grata e in cui raccontare ai miei figli come ognuno di noi può essere portatore di un valore unico, oltre che un avente – sacrosantamente – diritto al rispetto, in tutti i sensi.

Da donna e mamma di uomini, vorrei trasmettere loro la convinzione che festeggiare una donna in un giorno particolare, oltre che amarla e rispettarla in tutti gli altri, sia una dolce occasione in più di esprimere la gioia di averla accanto, compagna, madre, moglie, amica che sia, un romantico rito, che, mi auguro, da quelle stesse donne, venga apprezzato e con lo stesso amore ricambiato.

Né più, né meno.

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