Nonna Raffa, volevo dirtelo.

Grazie per le mattine nell’orto a sgranare fagioli appena colti, sullo scalino di pietra, ma solo dopo un salto nel pollaio a prendere le uova fresche, salutando le galline come se fossero le vicine di casa.
Per i bicchieri di succo di pomodoro appena spremuto con l’olio e il sale nei pomeriggi settembrini.
Certo, e per la tua pomarola, non ce ne sarà mai un’altra buona e profumata uguale, e io ne porterò il sapore sempre nella mia bocca.
Grazie per esserti presa cura della nostra Luna, della Ziba, e di qualsiasi altro animale o vegetale capitasse nel tuo mondo, che era piccolo, ma con l’aria migliore che ci fosse.
Grazie delle tue canzoni allegramente canticchiate sottovoce che facevano da colonna sonora alle mie giornate in campagna.
E per l’orgoglio che sentivo quando mi dicevi di continuare così e continuare e continuare, per te, che non avevi potuto studiare nonostante lo volessi, ed eri felice che a tua nipote piacesse imparare.
Per aver sopportato tanto, e sorriso altrettanto.
Per la tua calma, la tua pazienza.
Grazie perché a chiamare i miei figli con voce fiduciosa quando si allontanano, chiedendo solo che mi rispondano, l’ho imparato da te circa trent’anni fa.
Grazie per avermi amata, per ogni sgridata che non mi è arrivata, e, al suo posto, dei sereni insegnamenti.
Grazie per il bacio che hai dato a me e ai miei bambini l’ultima volta, anche se non avevi la forza nemmeno di girare gli occhi.
Avrei voluto restarti più vicina, e ora sei in Paradiso. Forse non così lontana. Vero?
Ti vorrò sempre bene, c’è molto di te.

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