“La morte è parte della vita”, sì, però…

Io non ce la faccio, non lo accetto, faccio un passo indietro tra le lacrime e le invettive, e mi rifiuto di cogliere un disegno, pur in tutta la mia strabordante razionalità da un lato e spiritualità dall’altro (eh, lo so, non mi metto d’accordo): “la morte è parte della vita”, è vero, la morte spaventa e cambia le vite in tutti i casi, è vero…ma una di quelle che io non posso arrivare a capire, in cui non riesco proprio a vedere un senso, una via d’uscita, un progetto sommo, è quella di una giovane mamma/giovane babbo che vola via, mentre restano a fare i conti con la vita i suoi bambini, un giovane babbo/giovane mamma disarmato/a e disperato/a e dei nonni in preda ad uno sfinente sgomento, oltre che, magari, all’anzianità, per definzione.

Nella migliore delle ipotesi. E certo, la vita continua, e magari andrà tutto per il meglio. Certo. Però.

Da giugno in qua questo pensiero si è fatto troppo ricorrente, le storie come queste troppe e tutte insieme, e vicine quanto basta a significarci ancor di più che può succedere davvero, a tutti.

Non è solo l’ormone della gravidanza! È proprio incapacità, “incompetenza”, la mia. Se qualcuno sapesse parlarmi di queste morti riuscendo ad aprirmi gli occhi ad altri scenari, lo prego, mi aiuti, ci provi, io sono troppo arrabbiata e impaurita per arrivarci.

Figuriamoci con quale naturalezza posso trovare una chiave di lettura per parlarne con i miei bambini! Perché se n’è presentata la necessità. Allora ho chiesto aiuto ai miei migliori consiglieri, che con ET mi hanno sempre aiutato a rendere naturali e visualizzabili problemi e soluzioni di vario genere, i libri per l’infanzia…

La nostra libraia preferita mi ha passato un articolo sull’argomento di un vecchio numero di Liber, Le parole per dirlo, di Manuela Trinci, e su come trattarlo con i bambini…

Un’amica mi ha consigliato vari libri sul tema della morte in famiglia, e ci sono racconti dolcissimi, come quello di “Ho lasciato la mia anima al vento”, di R.M. Galliez e E.Puybaret, Emme Ed., bellissimo albo, direi poetico, non c’è che dire.

Ora ho tra le mani “Non è facile, piccolo scoiattolo”, di E.Ramon e R. Osuna, Kalandraka, che tratta proprio della morte della mamma, e piango, perché la Stella che finalmente il piccolo scoiattolo rosso riesce a vedere in Cielo è infinitamente troppo in alto, per me…ed il piccolo scoiattolo è troppo a terra, in tutti i sensi; la tenerezza è rotta, le speranze di una madre a quale nuvola sono appese? Il desiderio di veder crescere quel tesoro che ha portato al mondo tra gioie e timori chi lo consegna a quell’esserino???
Io parlo a ET di tutto, e la morte rientra in quel tutto. Ma la questione di un giovane genitore che muore non dovrebbe porsi mai. Né per il piccolo che resta, di cui io ho gli occhioni ancora ignari davanti, le manine tese ad un’estranea che non ha neanche saputo ricambiare il suo sguardo, né per il genitore che va, chissà dove va, e lo immagino mentre tende instancabilmente le braccia da lassù verso quel figlio nel tentativo ultimo di fargli sentire il suo abbraccio, magari dopo aver sognato ogni possibile futuro abbraccio, ogni passo verso cui lo avrebbe accompagnato. No, non si può accettare di andarsene negli anni in cui si è ancora tutto il mondo per il proprio figlio.

Sì, il mio è uno sfogo irrazionale ed emotivo. Ma ogni tanto ci sarà concesso o no?!

E hai voglia a dire che la vita continua. E certo, la vita continua sempre, sai che scoperta.

Abbraccio forte forte ET qui nel lettone con me, come se tenerli stretti impedisse a chicchessia di portarmeli via.

Chi c’è c’è lassù, spero che scusi la mia presunzione e forse l’ottusità, ma riguardiamola questa faccenda, davvero, ci dev’essere qualcosa di sbagliato.

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Quella via

Quanti ricordi si possono lasciare in una via, e riviverli ad ogni passo, ad ogni pietra calpestata, ad ogni portone superato, quando a distanza di anni ti capita di ripassarci un paio di volte nel giro di poche settimane…in questa vecchia strada fiorentina, caratteristica per i suoi pietroni sconnessi e consumati, pieni di alti e bassi – proprio come me! – ho camminato svelta svelta, dopo aver parcheggiato il mio fedele cinquantino, col piumino e la sciarpa fino agli occhi o in camicetta e sandali, con l’emozione e i timori addosso per il primo lavoro a 19 anni, “serio” tra l’altro – assistente alla fantasmagorica Biblioteca privata di un noto Studio Legale – con la soddisfazione euforica e potente del primo stipendio, lire fruscianti chiuse nella busta col cedolino, perché allora si faceva ancora così.

Ci sono passata per anni di corsa per non far tardi, tra l’uscita dalle lezioni all’Università e il turno in Studio, carica di libri, schiscetta, fatica e preoccupazione per gli esami! Ci sono passata mogia perché a 19 anni avere a che fare con più di 10 illustri, magnanimi quanto esigenti, avvocati e professori non è mica sempre semplice e gratificante…e con i Prof. universitari che vedevano i non frequentanti come il fumo negli occhi ancora meno! Ma ci sono passata anche levitando a tanto così dall’asfalto per i 30 e lode, per il 28 a Privato alla prima, o per l’appuntamento con le nuove amiche fighe, e soprattutto frequentanti, in una delle poche serate di libera uscita dallo studio…

A quell’età sono sempre stata molto, troppo, ligia al dovere, troppo concentrata a far tutto e bene, e tante gioie dei 20-25 anni me le sono giocate…certo, in cambio “ho vinto” comunque quella che sono diventata, anche, anzi molto, imparando dalle mie benedette imperfezioni. Ma in quella strada…in quella strada ho gioito, goduto, mi sono emozionata, sono cresciuta, ho preso decisioni, e ho imparato qualche volta a mettere un punto.

Oggi i miei passi su quella strada suonano di un suono diverso, quello dei passi di una donna adulta (quasi sempre…!), che pensa da mamma, da moglie, da fiera portatrice di un nuovo pancione tondo che ha tanto da raccontare, da lavoratrice, e con tante cose da fare, i conti da far tornare, i tempi da gestire…ma che in fondo ha ancora molto di quel passo di chi ha voglia di farne anche una in più, perché ogni lasciata è persa…

Ognuno ha dei “posti” nei quali sa di aver vissuto dei tratti di vita più intensi di altri…e camminando per quella via non ho potuto che pensare, ET, a quali saranno quei posti per voi!

Quali saranno saranno, purché vi gustiate a fondo le emozioni della vita, purché ogni passo lo sentiate, leggero ed entusiasta, oppure peso e faticoso, a volte deluso oppure ottimista…ma che i vostri passi abbiano un suono che riecheggi nel tempo, questo mi auguro per voi.

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“Mamma, io cucino i tuoi baci con la mia padella…”

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Io non lo so cosa vuoi dire, e davvero, non importa per niente cosa tu voglia dire, come ti sia venuta in mente una poesia come questa…perché questa è Poesia.

Sei un germoglio, da due anni e mezzo non fai che crescere, sorridi, strilli, riempi le mie giornate, e guardi il nostro piccolo mondo con i tuoi occhi al caffè…eppure, ti basta far uscire un paio di parole da quella bocca birbante e mi spalanchi gli occhi con verità inaspettate, e il cuore con una tenerezza disarmante.
Grazie per avermi cambiata quel pò, per avermi sollevata qb sopra la realtà, per avermi insegnato a dare meno per scontato, e anche che…i baci vanno cucinati, rosolati lentamente, con la migliore delle padelle!

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www.mamma.org(ogliosa)

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Tanto per chiarire: io non potrei essere più felice di vivere l’esperienza di essere Mamma di gemelli.
Entusiasta, orgogliosa.
Insomma, non dico che non sia faticoso (vogliamo parlare banalmente dei bagnetti prima della nanna?!); non dico che ogni imprevisto non sia doppio, e che ad ogni età non sia la fase dopo quella più impegnativa (senza che tu lo chieda, qualsiasi genitore di gemelli incontrerai, in vera buona fede – probabilmente lo facciamo anche noi! – ti svelerà che quello che stai passando in quel momento non è ancora niente!); non dico che allattarli per un anno contemporaneamente non sia stato fisicamente intenso, e non dico che a volte non ci si senta “non abbastanza”; non dico che passare in una sola botta, non gradualmente, da una 2 posti a una monovolume e da una mansarda bohémien (ovvero un “buchino”, come si dice dalle mie parti) a un appartamento anni ’70, non sia traumatico almeno un pò; non dico che il sonno e la vita mondana non ne risentano “a tratti”…e non dico che non aiutino anche una certa dose di fattore C in tema di salute-sonno-appetito-ritmi, e un compagno nato per fare il babbo (con tutto il corredo di pregi e difetti!); non dico che certe volte non si debba accettare che qualcosa non sia perfetto (spesso…), ma….è un’emozione continua che ha del fenomenale, scientificamente ed emotivamente, e loro sembrano arrivati per tirarti fuori sorrisi e pazienza, e in ogni caso energia, tanta tanta energia!

Non si smette di sentirsi inesauribili: quando prima ogni acqua ti bagnava, ora…sì, anche ora, e forse anche di più, ma senza neanche renderti conto di come fai, sfoderi risorse inaspettate.
(Quelle risorse che a trent’anni hanno lasciato lì quelli che, io per prima, ritenevano che con quel metro e sessanta – via, quasi! – x cinquanta kg- via, quasi,  “cosa vuoi che possa combinare più di tanto”, pensando che nella vita potessi far bene poco più che studiare e ragionare).

Comunque: è chiaro, pensare di vivere felici e appagati con due gemelli pretendendo di non cambiare la propria esistenza, è un tentativo destinato a fallire.
Ma se hai un compagno che al momento della prima eco scoppia a ridere alla notizia che saranno Due, la migliore amica che ti lascia con la mandibola a ciondoloni dicendoti “che vuoi che sia, basta organizzarsi” (chiaramente all’epoca non aveva figli…perché no, non basta organizzarsi!), qualcosa di colorato da indossare per ricordarti sempre che la tua allegria può essere convincente e contagiosa per te per prima – un fiore tra i ricci, what else? – e se tanto tanto ti affidi un pò al destino-caso-dio tuo-o quel che è, e la prendi sportiva, come se stesse a te/noi inventare la tua/nostra vita da ora in poi…è come rinascere con tante, immense, bellissime nuove possibilità!

(Non sono matta, non diagnosticata, almeno; non sono un’invasata; non sono una che non aveva altro dalla vita prima dei figli; non sono una a cui vanno tutte dritte e quindi che vuoi che ne sappia – anzi, quest’anno parliamone! – non sono una che a volte non sente la mancanza dei viaggetti scappa e fuggi, degli inverni quasi senza raffreddori, del cinema tutte le settimane, delle cenette romantiche, magari al ristorantino…sono una mamma felice e orgogliosa dell’opportunità che ha avuto, costi quel che costi, che ogni giorno ha un motivo per stupirsi, di fronte a ET e di fronte al compagno che ha al suo fianco, e che sa che il futuro ha ancora in serbo tanto che non ci si potrà certo annoiare; e dunque sono una donna fiera e grata della sua famiglia, del suo lavoro, del suo poco tempo libero, che ci pensa due volte prima di lamentarsi, anche se, certo, a volte scoppia in lacrime, un pò stanca e preoccupata di qualcosa “a scelta”!

Ma che, straconvinta, vuol dire a chi ha saputo oggi di aspettare dei gemelli che….il bello sta per arrivare!)

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La vostra ombra

ET, vi racconto un momento speciale, quello della sera, mentre siamo in camerina, e la luce fioca del vostro faretto proietta un dolcissimo cortometraggio sul muro…noi due, e poi noi due, mentre ti cambio e poi ti cambio sul fasciatoio, va in scena la nostra ombra, muta ma viva, l’ombra dei tuoi piedini grassottelli e poi dei tuoi, delle dita che si aprono, delle manine che cercano di acchiappare le mie mentre ti faccio il solletico, e poi lo faccio a te, dei miei riccioli che si muovono sopra la tua panciotta, o che vengono distesi in un lungo ciuffo da te che ti rilassi tanto a tirarli (io un pò meno!)…ogni sera a questo punto spio ogni sequenza sul muro, cercando di fissarne il più possibile nella memoria.
Com’è andata è andata la giornata, in quelle scene non c’è posto per niente che non sia l’emozione di essere la tua Mamma, e la tua Mamma.

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