Le Polpette della Marisa

marisaQuando in un posto di mare ti trovi a cercare una rosticceria/friggitoria che non sia la solita delusione “acchiappailturistaescappa”, se non hai un buon consigliere, sei perso.
Noi lo abbiamo trovato casualmente in un parcheggio, e ci ha dato La Dritta: la Marisa…il classico “buchino” rimasto agli anni ’80, ma con un fritto di mare e dei piatti assortiti da far passare la paura, istantanei e ben fatti.
A partire dalle polpette che ET hanno divorato letteralmente, tanto da indurmi a fare la sfacciata, a dichiarare alla Marisa tutta la nostra stima e l’intenzione di non rubarle il lavoro e a chiederle dunque la ricetta con l’innocua intenzione di cucinare a diversi km di distanza quei bocconcini per i miei bambini bisognosi di piatti nutrienti e appetitosi (mentre le raccontavo questa mezza verità, ho tenuto ben lontano dalla vista della Marisa i due mangiatori da competizione che sono ET).
Oh, nonostante la reticenza iniziale, si è sbottonata!

POLPETTE DI POLLO DELLA MARISA

– pollo (petto o quel che c’è in frigo)
– pane ammollato nel latte, o, se si ha, anche una patata lessa
– formaggio da grattare più o meno stagionato in frigo (in quanto polpette sono piatto di recupero: Parmigiano, Grana, un pecorino o un altro formaggio gradito dai destinatari)
– prezzemolo (se piace)
– limone
– farina
– olio, sale, pepe (io del pepe non faccio grand’uso), se piace noce moscata
– vino bianco e aglio facoltativi (per la cottura)

Nel mixer o nel tritacarne passare la polpa del pollo con il pane ben strizzato dal latte, o la patata, il prezzemolo, il formaggio, una generosa strizzata di limone, sale, e, se si vuole, noce moscata e pepe.
Formare le polpette della grandezza preferita, se più grandi schiacciarle leggermente per favorire la cottura omogenea, e infarinarle.
Scaldare un filo d’olio in una padella (a seconda di quante sono le polpette regolare il “filo”…per un piatto più leggero valuterò la cottura in forno…ma non d’estate!), se piace aggiungere l’aglio.
Passare in padella le polpette, sfumando eventualmente con il vino bianco.
Dovranno ben cuocere dentro (senza esagerare per evitare che induriscano), e assumere una doratura più brunita fuori.

Con la morbidezza e la delicatezza che le caratterizza, ma anche il sapore morbido del formaggio ed il sentore appetitoso del limone…sono come le ciliegie, una tira l’altra!
Ah, proprio come le ciliegie…rigorosamente con le maaaaaaniiiiii!!!

Standard

Il TrioXDue

20130828-152942.jpgSpesso mi chiedono:
… qual è stato l’accessorio assolutamente irrinunciabile tra quelli che oggi offre il panorama degli articoli per l’infanzia…gemellare?
… qual è stato il mio “migliore amico” (come lo definisco ironicamente, ma neanche tanto!) nel primo anno di vita (e oltre) di ET?
… cosa ha contribuito a farmi sentire libera di scegliere cosa fare insieme a ET, ogni giorno, anche quando ho voluto o dovuto fare da sola, vedendo ridursi notevolmente le differenze con la giornata-tipo di una mamma di non gemelli?

La risposta è: IL TRIO…X2!

Costoso. Ohiohi…quanto!
Tecnologico. E l’ambizione di fare la mamma d’antan se ne va alle ortiche; nessun rammarico, garantito.
Ingombrante e pesante. Ma il “mio” molto meno di altri, ecco perché posso dire a ragion veduta che poter scegliere in base alle proprie esigenze e aspettative è importante e fa la differenza.
Comodo e sicuro. Confortevole per ET e maneggevole per me.
Accessoriabile. Quindi, in base ad esigenze e budget (problema aggirabile in molti casi con un pò di manualità creativa), personalizzabile.

Già per il trio classico (cioè quello per un solo bambino), è opportuno considerare l’utilità, potendo, di scegliere la via della lista nascita.
Ed è stato rincuorante e commovente quando amici e parenti che avevano contribuito alle quote per il trio gemellare (più o meno si va al doppio o poco meno di quanto stimato per il trio X1!), col passare del tempo, abbiano spesso esclamato quanto vedessero utile ed utilizzato il loro regalo.
Vi faccio solo qualche esempio pratico, e mentre scrivo sorrido.
Ci ha consentito di viaggiare (per quanto si possa): stessi ovetti come seggiolino auto (se poi si hanno in macchina gli agganci “isofix” è il massimo) e come culline per passeggiare una volta a destinazione. Vuoi mettere il risparmio di manovre?
Mi ha permesso, ogni giorno, di uscire da sola con ET per andare dal pediatra o a fare la spesa o in (quasi) qualsiasi altro posto vi venga in mente, nonostante gli ascensori piccoli, le porte dei negozi strette, il bagagliaio dell’auto con una capienza limitata (per intenderci, non potendo per esempio contare su qualcuno che mi prendesse uno o entrambi i bambini in collo per smontare le carrozzine). Non tutti i passeggini gemellari hanno dimensioni e peso compatibili con tanta libertà d’azione, ecco che si torna all’opportunità di fare una scelta attenta con relativo ricorso a fondi non troppo limitati (ma rammenta: la lista nascita è ormai una prassi riconosciuta, diffusa, approvata e molto molto ragionevole).
A seconda dell’età di ET siamo potuti uscire in orari diversi (da svegli o addormentati), con temperature diverse (le postazioni accoglienti e agili da gestire oggi consentono imbottiture e “alleggerimenti” davvero efficaci, e la gamma di prodotti – materiali bio, soluzioni economiche, nonché il fatto in casa – lascia molta scelta), e di volta in volta tenendo i piccini rivolti a me, per parlare con loro, allietare il vagabondaggio con le nostre canzoni (sono diventata un’autoradio vivente!), oppure rivolgendoli lato strada, quando la loro curiosità per il mondo esterno ha iniziato ad attirare i loro sguardi curiosi, o infine posizionandoli l’uno davanti all’altro, per farli interagire tra loro.

Alla fine di tutto, la domanda che regolarmente sorge spontanea è: qual è il famoso Trio gemellare di cui parli?
Non l’ho omesso per discrezione, né per “gelosia”, tanto meno per una dimenticanza.
E’ che le esigenze di ciascuno sono diverse, e la natura e le aspettative di ogni mamma trovano oggi una risposta: per me erano la versatilità per portare fuori ET e me stessa (indole autonoma e insofferente agli spazi chiusi più di un tot) il più spesso possibile anche da sola, sia a piedi che utilizzando l’auto; e di poter utilizzare l’investimento fatto il più a lungo possibile, contando dunque sulla “trasformabilità” in base a età, fasi e stagioni, del “mezzo”: così ho scelto il superleggero (nonché supercaro e superlungo da avere, almeno nel 2011) City Select.
Altre mamme potrebbero preferire altre occorrenze, e allora avrà senso una scelta completamente diversa (le alternaitve sul mercato sono molteplici!)
In questo caso, del trioXdue, la matematica è un’opinione.

 

Standard

Ricordi del Passato…di Pomodoro

pomodoro

Ieri un’amica ha postato su fb le foto della sua opera culinaria di fine stagione: a rivedere le foto dei barattoli di pomarola caserecci, dei grappoli di pomodori tra pentoloni e canovacci, mi è tornato in mente un ricordo lontano, che voglio assolutamente riportare al presente in tutto il suo sapore.

Purtroppo non sarà più la mia Nonna Raffa a raccontarmelo, perché da qualche tempo vive in un mondo fatto di ricordi ancora più lontani, di quando era bambina…così non può ricordare di quando ero bambina io, affidata d’estate alle sue cure mentre babbo e mamma lavoravano, e nel pieno di una campagna assolata, l’orto produceva, tra l’altro, pomodori dal profumo prorompente e un basilico sfacciato.
Lì i pomeriggi di agosto, nonna e nipoti si dedicavano con entusiasmo e acquolina in bocca alla preparazione delle conserve per l’inverno, pomarola e semplice passato di pomodoro.
Talmente semplice che, all’ora di merenda, la nonna riempiva i bicchieri di passato appena colato, li insaporiva solo con un pizzico di sale e pepe e un filo d’olio, e con una cannuccia conquistava la fiducia e le papille di tutti i nipoti!

Provare per credere, a patto di trovare un passato genuino, saporito di natura!

La Nonna Raffa forse non potrà raccontarlo a ET di persona, ma ogni volta in cui li guarderò mentre l’accarezzano dicendole “cara-cara”, penserò a quel bicchiere colmo di un rosso vivo, e a quando lo preparerò per loro!

Standard

La rentrée

20130824-155121.jpg

A fine agosto si da per scontato che bene o male la questione valigia sia stata affrontata.
Vacanze a termine, in corso, già andate da un pò, poche, tante o punte, ora è sicuramente più attuale l’argomento “disfacimento della valigia”.
Che rischia di essere un momento con una sua portata emotiva non indifferente…almeno per me è così!
Le estati in cui rientri e annaspi per ripartire con la quotidianità domestica tra panni da lavare, robette varie da rimettere a posto, e tutto da riorganizzare, è un pò come se comunicassero la misura di quanto siamo recalcitranti al rientro!
Invece le volte in cui il riavvio risulta “smart”, allora ci si sente sotto il segno dell’efficienza e dell’energia da spendere in un settembre che promette di funzionare.
Non è così?
A volte è una congiuntura astrale incomprensibile a determinare l’una o l’altra ipotesi, ma più spesso si tratta di inventarsi dei veri e propri trucchi semplicemente da riadattare ogni anno…tipo un piano d’azione lavatrici-stirature-riordino che alterna il dovere al piacere.
Per esempio, molto semplicemente, per me, di fronte al pensiero del rientro e delle cose da fare (teoricamente chiusi in casa mentre fuori c’è ancora aria d’estate e di leggerezza), è rinvigorente fare il viaggio di ritorno dalle vacanze condividendo ameni e immediati intenti con mio marito (che alla fine del viaggio ha “gli orecchi come Topo Gigio”, cit.).
Parlo di qualche serata di poche pretese ma molto affetto con amici che non si vedono da settimane, di un’uscita rigorosamente di coppia cavalcando l’onda della nostalgia a doppio senso tra nipoti e nonni nei giorni di vacanza, di qualche cambiamento in casa (a portafogli serrato, ovvio!)…specifiche sulle iniziative di cui sopra le rinvio ai prossimi post.
Tutto questo mi fa sembrare semplicemente “accessorio” il lavoro forzato di lavatrici&co (per altro da svolgere rigorosamente con lo stereo alto ma non abbastanza da coprire me che canto e stono sopra ogni nota…che liberazione!), e non lo rende il protagonista delle giornate di rientro.
Qualcuno penserà che si tratti di affossare il da fare con altro da fare…per me è invece un’iniezione di energia, allegria, propositività…è come quando devi andare a comprarti il gelato migliore della città dall’altra parte rispetto a casa tua per alleviare il mal di gola…o come quando chiami a raccolta tutte le energie positive della tua vita (compagno di vita, figli, famiglia insomma, amici, cose belle per te) nei momenti in cui hai bisogno di ricordarti chi sei e dove vuoi andare…
Basta poco che ce vo’???

 

Standard

Lettone di una notte di fine estate

20130821-165414.jpg

Come brillava lo stupore nei vostri occhi quando avete capito cosa intendevamo per “stanotte dormirete insieme nel lettone”!
Quando avete visto Nedo e Bruno – le vostre nanne – e Chiotto e Covo – gli orsacchiotti – mescolati nel più accogliente degli abbracci, i vostri cuscini vicini ad aspettare le vostre testoline, un lettone grande, come quello di babbo e mamma tutto per voi…niente sbarre e cancellini, solo tanti cuscini intorno (sperando di scongiurare il ruzzolone giù dal letto), solo voi due, la vostra eccitazione, le risatine e le chiacchiere dopo che il libro della nanna è stato chiuso, la canzone è stata cantata, la luce è stata spenta, la porta accostata…e noi a ridere delle vostre parole in libertà, degli urletti emozionati, dei botta e risposta sconclusionati…fino ad un tenerissimo silenzio, ai respiri più pesanti, e allora la vacanza è stata tutta lì, in quel lettone…rillassata , intima, fatta di novità e di passi avanti, mentre fuori c’è il mondo e c’è il mare.
Ma non correte, non correte!!!
E ora che dormite, mi affaccio, e nel buio vi intravedo, vicini, beati, in una combinazione naturale che mi fa capire una volta in più quanto sia prezioso il tesoro che avete, la vostra sintonia innata, la vostra fraternità, quell’unica data di nascita.
Buonanotte, piccoli grandi Sognatori.

 

Standard