In Provenza in Cinque(cento)

Scendi correndo le scale dell’ufficio che l’Inail trema, sono arrivati tuo marito e i tuoi figli a prenderti, e con loro le tanto attese vacanze, ma proprio quelle lì, rinviate per anni, che loro dovevano crescere un po’ per questo tipo di viaggio.

Arrivi trafelata e carica come un carillon a molla, spalanchi la porta, ah no, è automatica, ma se non lo fosse stata l’avresti spalancata di certo, tipo quella dei saloon, manchi il gradino ma ti riprendi, fai il marciapiede in tre falcate, afferri la maniglia dell’auto come se fosse quella vacanza lì, sbarbi quasi lo sportello con un sorriso al mondo, e senti già la playlist del viaggio nelle orecchie. Ma anche tuo marito che tuona:

“Abbiamo un problema.”

Ora, io lascerei stare il problema, che così mi hanno insegnato: non portare problemi, porta la soluzione.

Ecco, la soluzione si chiama Cinquino (però fortunatamente con la L, come i cognomi con l’iniziale puntata). Sporca, poco controllata, senza cristalli oscurati ed altri comfort, Fiat, un sacco di criticità, a detta di qualcuno, insomma. Ma, a quanto pare, non quante un SUV. E in Cinque(cento), si parte!

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E i primi 600 km se ne vanno così.

Anche se sul momento mi stramaledico, mi tocca guardare di sotto, e so già che mi risognerò quelle gole, alte due volte la Tour Eiffel, per i prossimi 50 anni, insieme all’esame di maturità e di uscire in mutande e ciabatte (poi con l’arteria non mi ricorderò più di sognarli, e magari farò gli incubi di qualcun altro). Non era in programma, ma chiaramente io, eh no!, e che si fa? Non si fa Gorges du Verdon, che la Lonely lo cataloga tra le robe imperdibili, e com’è, come non è mentre guido svolto una curva a romaiolo e mi ritrovo il niente davanti e una rupe agghiacciante poco più in là.

Le Lac de Sainte Croux fortunatamente mi ricorda perché siamo andati lì, e amen.IMG_0239

Città di porto, pulita pulita ci sta che non sia. E Marsiglia non fa eccezione, nonostante tutto quel sapone il cui odore di panni stesi al sole esce da una bottega dopo l’altra; certo che se fosse pulita, a cosa servirebbe tutto quel sapone?

Un pò di zozzume e fetore mescolati a tanto sapone, però, non sono sufficienti a imbruttirla.

Le Port Vieux sarà pur rumoroso e turistico ma davvero affascinante; Le Panier, una sorpresa ben nascosta, ma quando la trovi, è una goduria!IMG_0422

E poi c’è la Basilique Notre Dame de la Garde, con la Madonna di 9 metri che ti guarda da lassù, in cima al piedistallo d’oro, che è in cima all’église, che è in cima alla collina, che è in cima a Marsiglia (“che al mercato mio padre…”).

Assolutamente imperdibile la cena, e l’esperienza, nell’orto del La Passerelle: sì sì, nell’orto! Subito fuori dal turistico porto, c’è questo posto speciale, una pedana di legno in mezzo ai cespugli di erbe aromatiche, tante sedie e tovaglie colorate, le lucine da festa paesana e tanti francesi che fanno una gran festa sotto il bel pergolato: di sicuro da là c’è passata Amélie!

Vicina a Marsiglia, Cassis: gioiellino adagiato sul mare, il sole la fa brillare, i fiori la adornano, il caffè 1,80€.

Imperdibile l’uscita in barca per Les Calanques: ed è già pubblicità di alta moda.

Riempitevi gli occhi di bellezza, ma sappiatelo, la seconda Calanca me l’ha vegalata mio mavito, cavissimi.IMG_0091

Se non si è abbastanza forti di stomaco, non vanno fatti Roussillon e i suoi Sentieri dell’Ocra: si entra con dei figli e si esce con degli extraterrestri tra il color mattone e il senape, e infarciti di sabbia in ogni orifizio.IMG_0440

Ma se si resiste a questo, è meglio di un parco a tema, l’effetto wow nelle foto garantito, e la motivazione della squadra anche. Roussillon è una favola, lo sono le sue leggende, i suoi panorami, le sue facciate tutte rosse da contratto, lo sono i Sentieri dell’Ocra (di cui sopra) su cui si affaccia.

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Si staglia in un panorama mozzafiato, compare all’improvviso in tutto il suo bagliore: l’Abbazia di Sénanque, luogo di culto, di spiritualità , di lavanda, di cartoline, e di silenzio e meditazione (storie inaudite, e non riportabili, per spiegare l’opportunità di far silenzio a tutta la banda).IMG_0217

Avere una guida che ci crede davvero ma davvero tanto, e ti racconta la vita del monastero praticamente al ritmo di un gospel, fa una gran differenza: il copilota sta valutando di prendere i voti.

(Comunque, per il toto fioritura del prepartenza: l’è fiorita! Un ringraziamento a tutti per l’ottimistico tifo!)

Assolutamente da fare: vagare tra i paesini del Luberon con i finestrini giù, i capelli al vento (è sufficiente che li abbia una persona in auto per avere l’effetto desiderato), cantare a squarciagola, fare a chi vede prima una distesa di lavanda.

Tra quelle chiazze viola, tra gli schizzi rossi dei papaveri, e il verde brillante delle vigne, tra Cavaillon e Gordes, l’auto sembrerà scivolare – salvo sosta obbligata al primo venditore di ciliegie, baccelli e vinelli, che t’affetta un melone con un coltellino svizzero – per poi ritrovarsi a non sentir più la propria voce, sovrastata dallo scroscio della smeraldea Sorgue.

E lì, il richiamo è chiaro: via i sandali, ogni punto è buono per infilare i piedi a guazzo.IMG_0245 Ora attenzione però, non di ruscello trattasi: non c’è da azzardarsi, perché a ritrovarsi nel Tirreno è un attimo (salvo incagliarsi su un roccione nel Rodano).

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L’incantevole Fontaine de Vaucluse è ormai patrimonio dei turisti, ma la suggestione dello sgorgare e scorrere incessante delle sue acque è impagabile.

E ad aver modo di provare il kayak, in pochi minuti, meglio che col bus, si viene recapitati dritti a Isle-sur-la-Sorgue. Un tour breve ma intenso (soprattutto a capitarci di lunedì, purtroppo: è tutto chiuso!), inclusivo di un tagliere o due da Chez Stéphane (che invece è aperto) e via, tra un’anatra e un fiasco di vino, alla casella successiva.

Ad Avignone possiamo dedicare una, ma bellissima, passeggiata, sufficiente a perderci tra le sue strade vivaci, e di certo non ci possiamo far mancare i passi di danza sur le Pont (Saint Bénezet), con tanto di versioni reggae, bossa nova, rock e hip hop della celebre canzonetta dall’audioguida. Per un momento ritorno alle medie, nell’ora di francese, quando il Prof. ce la cantava con il suo vocione baritonale facendoci ridere prima dell’interrogazione, che invece non faceva per niente ridere!

Maestosa, col suo Palazzo dei Papi, cela dei piccoli gioielli come la piazzetta colorata e chiassosa di Place des Corps Saints . Un tavolino da Ginette e Marcel e si è già un pò Avignonesi.

Altri 300 km di canzoni, chiacchiere, pisoli, giochi di carte degli animali, e siamo a Carcassonne. Alla domanda se valga la pena arrivare fin là?, la risposta è: oink!, come direbbe il maiale lanciato da una delle 52 torri dalla stimabilissima Madame Carcas, per far credere ai soldati di Carlo Magno che dopo anni di assedio le risorse della città per resistere fossero ancora abbondanti, e convincerli a demordere.IMG_0301

(La leggenda narra che il maiale, poverino, avesse sortito il suo effetto, che i soldati si fossero ritirati, e che la Madama avesse fatto un assolo di tromba per festeggiare; da qui Carcas sonne, =Carcas suona).

Per grandi e piccini un ambiente fiabesco, non importa se in gran parte ricostruito: han fatto un gran bel lavoro! Turistico ma non per questo meno suggestivo e in fermento, par di fare un salto in un romanzo che si legge molto volentieri.Non a caso è stato scelto come set del film Robin Hood – Principe dei ladri con Kevin Costner e Morgan Freeman. Per cena vuoi non assaggiare la Cassoulet? Noi ci siamo fidati del profumo che usciva da Meli et Zeli, e di TripAdvisor…oh, il nostro olfatto e TripAdvisor non perdono un colpo!

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Come siamo andati, così torniamo verso il cuore del nostro viaggio, puntiamo questa volta alla Camargue. Senza nemmeno saperlo, ci ritroviamo tutti in pellegrinaggio gitano a Saintes Maries de la Mer, per la Festa di Santa Sara: ci portiamo via un bagno in mare che levati, acqua ghiaccina ma trasparente, conchiglie che a Follonica se le sognano (e a noi Follonica piace, eh, ma non c’è verso inciampare in un guscio manco per sbaglio, dramma dei miei figli), tanto folklore, molti sorrisi con molti pochi denti, folate di Mistral che ora son liscia, e una lisca in gola per il capobanda (che in realtà sono io, ma gli lascio credere di essere lui): sul momento si è pensato al peggio, per buttarla giù all’altro si fagogita pure il cameriere. A tutt’oggi denuncia dolore, ma, non so se c’entri nulla, canta in falsetto una meraviglia.IMG_0396

Assolutamente da fare il giro col trenino, sì, quello che ormai infesta il sistema stradale di ogni città del conosciuto, che ti stira se non stai attento e costa un occhio; ma per vedere la Camargue coi bambini è una manna, include anche struscio coi cavalli e fornitura vegetale per dar loro da mangiare (che poi mi chiedo: se a ogni giro, uno all’ora, mattina e pomeriggio, questi mangiano le verdure insistentemente offerte dai turisti, la sera ‘un ni verrà la sc***jola? Quanto mi piace il francese!)

Arles non è (più) il tendone giallo del cafè ritratto da Van Gogh, oggi “un tantino” commercializzato, ma è tanti dei suoi dipinti, è la storia d’amore fraterno tra Vincent e Théo, è il dedalo di stradine e piazzette animate, è l’Anfiteatro e il Teatro Romano, è la pittoresca signora che canta in italiano, strimpellando e scampanellando, e guadagnando qualche spicciolo dai turisti.

Ma è anche uno spirito, quello di Jeanine, che nel suo Château Cornillon ti accoglie nel suo angolo di Provenza insieme a Gaspare e agli altri suoi pochi ospiti: il cane (Gaspare!) che gioca con i bambini, il giardino segreto, invisibile dall’esterno, gli accessori e gli arredamenti di altri tempi, la colazione servita in mezzo a tutto questo, e lei lì con noi, a raccontarci storie, a godere del sole del mattino, della lentezza, a mescolare francese, provenzale, spagnolo e sardo, pur di far piacevoli discorsi con chi come me non aspetta altro!IMG_0181

L’ultima tappa della nostra vacanza è Aix en Provence: qui c’è poco da far discorsi, vi dirò tutto… Io avrei dovuto nascere lì, poi è successo qualcosa, e sono nata a Firenze.

Ora, visto com’è andata, sono felice così e non potrei esserlo di più, ma di certo vacillo al richiamo di Place Richelme, dei suoi ristorantini, del suo chiasso, dell’aria frizzante, della vita che scorre tra le risate delle compagnie ai tavolini, tra gli incontri del dopo ufficio, tra i bicchieri di bianco freddo, tra le file di lucine a illuminare la sera.

E solo qualche ora dopo, le colazioni lente e sornione ai tavolini di Weibel, e il mercato, quello autentico, che se non fosse che devo stare attenta a non perdermi i figli mi perderei io, mentre loro mi guardano divertiti per l’euforia che mi fa emozionare come Belle che canta e piroetta tra le stradine di Riquewhir.IMG_0200

Tutto il quartiere di Vieil Aix, tutte le sue piazze, i suoi balconi fioriti, gli scorci, i rampicanti che lo rendono così verdeggiante, i localini fitti che si dividono i dehors senza capire dove finisce uno e inizia l’altro, e gli spazi aperti di Cours Mirabeau…niente, via, ci devo tornare subito a controllare di aver visto bene !

Passando da Mentone, perché una sosta la vorrai fare?, ribattiamo l’orlo della Francia per tornare in Italia, con due creme mani made in Marsiglia, 2 bottiglie di vino, gli occhi pieni di bellezza, il cuore pieno di storie e di belle persone (si è ricreduto anche uno dei meno simpatizzanti verso i francesi), le orecchie piene di canzoni, dei fruscii del vento, del canto del mare, e qualche perla: la soddisfazione genitoriale di sentire i propri figli chiedere “ma come ripartiamo di già, o non siamo arrivati solo qualche giorno fa??”; e questo dialogo che ci ha regalato un soprannome per sempre:

Monsieur X: Bonjour!

Duenne: Mongiù……

Monsieur X: Comment tu t’appelle?

Io: Amore, ti va di dirgli come ti chiami?

Duenne: Eee camooooo……..Millllo!

Monsieur X: Uh, Camomillo!   Joli!

Uhm. Il francese un’altra volta.

 

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Questa volta, Olanda!

Questa volta, Olanda!
Com’è come non è, ogni volta che partiamo per questi viaggi ci prendiamo di pazzi, matti, strani…oh, un pò vero è.
Un baraccone di 5 elementi dai 18 mesi ai 37 anni, con relativo equipaggiamento, organizzazione, logistica, e….personalità.
E fasi lunari, aggiungerei.

Olanda1Non è facile viaggiare in 5, certo.

Bisogna evitare, per esempio, che chi si strascica i postumi dello stress professionale si rovesci una (costosissima!) bottiglietta d’acqua nella scarpa (no no, non sulla, nella, scarpa), o che chi già di normale ha la memoria di un pesce rosso si perda istruzioni ricevute e famiglia nel tragitto di 2 metri e mezzo verso il cestino della spazzatura; oppure che chi ha deciso che finire la materna significhi entrare in preadolescenza, all’ennesima polemica piantata dopo una giornata di cheche (non è olandese, ma altisonante lessico fiorentino, sin. uggia, fichi, rottorio di zebedei), ti faccia trasfigurare e diventare così verde e pesta da somigliare in maniera preoccupante agli esemplari da coffee shop di questa variopinta città.

Poi c’è da seguire quel vasino di Pandora che, per dirne qualcuna, sul passeggino stacci tu, il pannolino non lo voglio me lo tolgo, mangio solo se mi mettete sullo sgabello a 3 gambe e pericolante come voi, sennò attacco una trafila di DAIIIIIIIIIIIIIIIIII, AIUTOOOOOO, AGATTTTTIIIIIIIII (=ragazzi, i suoi fratelli), che in 2 minuti quei solerti energumeni di poliziotti locali accorrono per un poco rassicurante sopralluogo.
E infine c’è chi…io.

E ho detto tutto.
Partire imbottita di Tachipirina e Fluimicil ormai non stupisce nemmeno se è agosto. Fustigarmi ad ogni recriminazione del preadolescente, ho imparato che non vale; accorgermi di aver preso tutto per tutti ma aver lasciato a casa le mutande per me, che vuoi che sia…e dunque, YEAH!, che viaggio sia!

Sì insomma il senso è questo! Non facciamo questi viaggi perché siamo una coppia zen che affronta tutto con pacifica e ascetica serenità, né perché abbiamo figli “disegnati” e sempre ben disposti…li facciamo perché ci crediamo, perché ci piace, perché ci libera, perché li vediamo come un investimento per i nostri figli, perché anche se impegnativi ci fanno “staccare” l’interruttore più di ogni altra cosa!
Li facciamo perché quando li facevamo in due sognavamo piedini di bambini che camminavano intorno a noi, perché ci sembrano i soldi meglio spesi e si preferisce risparmiare su altro, salvo comunque cercare i voli last minute, low cost, e andare un pò in do’ cojo cojo, ma andare!

olanda 4E così le passeolanda 2ggiate lungo i canali di Amsterdam, tra i fiori alle finestre, all’ombra delle magiche case pendenti con i “riccioli sul tetto”, le cene sulle panche di legno davanti alla vetrina del nostro localino preferito, in un attimo diventano abitudini; perdersi tra le sfarzose sale di un vero Castello, il Kastel De Haar, pedalare tra i mulini a vento di Kinderdijk, sono avventure che travolgono e conquistano; le mattinate di sole nei paesini più caratteristici sciolgono la fronte aggrottata, come Broek in Waterland, dove la piccola comunità, per mantenere e tenere viva la Chiesa del paese, l’ha fatta diventare non solo luogo di preghiera ma anche di aggregazione, con tanto di mercatino di libri e pasticceria home made interni, proprio tra le panche e il pulpito…geniali!; o come Marken, coi suoi zoccoli consumati sulle soglie delle case, o Volendam, e il pesce mangiato, affondato in un soffice panino (e forse tra troppi turisti…) sul lungo mare, oppure Edam, coi suoi formaggi e la banda in piazza…o come Zaaolanda 3nse Shans, con i suoi mulini, il museo degli zoccoli, e i barili di polvere colorata per matite e pastelli. O le gite a Rotterdam e ad Utrecht, con il suo incredibile museo dei treni, o, per tornare ad Amsterdam, le ore passate tra musei interattivissimi, come Nemo e Micropia, momenti di scoperta che incuriosiscono tutti, grandi e piccini; e quando arrivi a fine giornata, e l’emozione per la giornata passata si mescola alla nostalgia di casa, ti trovi ad ascoltare i loro racconti, che sembrano prendere la rincorsa in giornate di noi così intense, su qualsiasi argomento, da una chiacchiera sulla scuola che sta per iniziare, alla scoperta più incredibile di questo viaggio, agli amici e i nonni che mancano, al rubinetto preferito del bagno che ne ha ben due sul lungo lavandino, o cosa immaginarsi del giorno dopo…la grande fabbrica delle parole!


E al ritorno, felici di riabbracciare la quotidianità, ti ritrovi a parlare di una prossima, chissà quando, partenza.

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