Festa di Natale…allo zenzero!

EB78FB3B-1170-4969-AB6F-2285FB5D9297Oggi è FESTA, festa per voi, RagazzinGamba.
C’è tanto, tutti i giorni (o quasi, via…) da festeggiare, ma oggi in particolare, con la Festa a scuola, ve lo dico io per cosa festeggiamo: è per come cavalcate le onde difficili, che alla fine mettono alla prova più noi che voi…festa per come fate parte di una squadra forte ma un po’ strampalata, festa per il vostro sorriso che è una certezza nelle mie giornate (anche il vostro baccano, chiaramente!)…la festa di oggi sarà per tanti bambini, ma tra quelli ci siete voi.

Ci sei tu, Elio, con la tua nuova finestra in bocca, che, stai tranquillo, nessuno noterà se non io; e con i tuoi ricci, che tu vuoi far allungare, in maniera direttamente proporzionale al tempo che ci vuole ad asciugarteli e alla fila di improperi in sottofondo; con il tuo imbarazzo, perché sfoggi abitualmente una sicurezza che a tratti ti ammiro e a tratti mi spiazza e preoccupa, ma quando poi ti trovi in situazioni come queste, ti viene l’ansia da prestazione e quello che sfoggi è solo il lato B del tuo capoccione.
E con il tuo sorriso, che nonostante tutto alla fine ti esplode sul viso, e non c’è niente da fare, concedetemelo…sei bellissimooo!

(E comunque, se ti senti teso, canticchia tra te e te uno dei tuoi cavalli di battaglia, tipo “Natale allo zenzero” o “Negoziante”, e vedrai che passa la paura!)

E ci sei tu, Teo, con la tua energia, il tuo chiasso, le tue contraddizioni, il tuo ciuffo che non sta su a dispetto, con la tua allegria e la lealtà che ti fanno amare da tutti; con il coraggio con cui hai affrontato gli ultimi mesi, e con l’esuberanza che sfoderi nelle occasioni speciali, come se tutta l’insicurezza che dalla tua pancia esce fuori dalla bocca tutti i giorni, si ritirasse, talmente intimidita da lasciare spazio solo al meglio di te, fronte alta e sorriso acceso, con quegli occhi brillanti che, sì, ve lo devo dire, gente, ruba i cuori!!

Buona Festa di Natale a scuola, RagazzinGamba, godetevela tutta, sarà per voi tutto il profumo di Pandoro (e di zenzero!), ogni suon di campanello (e di campanella), le luci della ribalta (ma per favore, fate in modo di non essere voi a ribaltare qualcosa in preda all’euforia…), tutti i miei sguardi, anche quando starà a me leggere quelle due battute da Gruffalò, e sarò come sempre più emozionata di voi…vi guarderò per farmi coraggio, ci state???

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Una spanna troppo in là


Sono stati mimage1 (1)esi ingordi, questi ultimi 10-12…un trenino di giorni in cui sono passata dal godere ancora della fortuna di Mamma in maternità con un piccino tatuato addosso e due piccoli grandi in pieno tira e molla tra me e il mondo, salvo felici ore di volontariato tra libri e famiglie (un sogno!), al rientro in ufficio, ancora una volta con nuovi incarichi e nuovi orari…e nuovi ingorghi stradali!

I capelli hanno deciso di allungare (me ne sono accorta quando ormai erano più convinti di me su come stare), ho scoperto che si può andare in 5 a Valencia, a Londra (lì perfino in 7, con i Super Nonni) e ad Amsterdam, se te la cavi nella caccia ai low-cost, e che 3 sorrisi sdentati ti possono davvero far svoltare la giornata, ma che anche un tuo sorriso coi denti storti può far svoltare la loro; e qualcosa finalmente l’ho imparata, a 36 anni…che devo respirare tra un pensiero ed un altro, che posso ripetermi che sono piuttosto gagliarda (tanto lo penso solo 5 minuti al giorno; però poi quando guardo MET l’orgoglio riempie ogni buchino!), che le videochiamate sono una benedizione, che farsi la ceretta con la mia Amica è infinitamente più sopportabile ed economico, e che essere la testimone al matrimonio della mia Amica (non quella della ceretta) può far struggere di gioia!

E che 3 figli piccoli ti riempiono la vita di canzoni, versi da rumoristi di Zelig, carta igienica, risate fino alle lacrime, coccole nel lettone e anIMG_1488che altrove, riflessioni inaspettate e superiori alle tue, lagne, libri (più di quanti non ne avessi, intendo), scarpiere, rimpianti, occasioni di tornare bambina, fisse, amici e amichetti, fatica, sketch inaspettati tra di loro, nonni innamorati, il tutto da condividere con un MaritOne a volte vicino di cuscino, a volte a tanti tanti km di distanza.

Mi sono iscritta ad un corso che non vedo l’ora di iniziare, la materna è finita (tanto non lo dico scuola dell’infanzia!!! Oh!), la primaria è alle porte e noi le varcheremo con dei mitici zaini un pò vintage, pieni di curiosità e paure…e abbiamo avviato per l’ennesima volta qualcosa di più grande di noi (e non parlo del cambio dell’armadio).image2 (1)

Sono tramontati sogni a cui mi sono aggrappata tanto, hanno lasciato lacrime e sapore amaro in bocca, mi sono alzata di scatto nel cuore della notte sudata e agitata, ma poi al mattino torna sempre il Sole. E ho capito che per lo più ho un’incredibile propensione a far sogni una spanna troppo in là.

Ma sai che c’è? Faccio passi lunghi, io!

Ps: sarà che ce la siamo ascoltata e canticchiata dalla mattina nel tragitto fino a scuola alla sera durante i preparativi per andare a letto, ma anche ora, mentre scrivo, mi ripeto…Up & Up – Coldplay

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Questa volta, Olanda!

Questa volta, Olanda!
Com’è come non è, ogni volta che partiamo per questi viaggi ci prendiamo di pazzi, matti, strani…oh, un pò vero è.
Un baraccone di 5 elementi dai 18 mesi ai 37 anni, con relativo equipaggiamento, organizzazione, logistica, e….personalità.
E fasi lunari, aggiungerei.

Olanda1Non è facile viaggiare in 5, certo.

Bisogna evitare, per esempio, che chi si strascica i postumi dello stress professionale si rovesci una (costosissima!) bottiglietta d’acqua nella scarpa (no no, non sulla, nella, scarpa), o che chi già di normale ha la memoria di un pesce rosso si perda istruzioni ricevute e famiglia nel tragitto di 2 metri e mezzo verso il cestino della spazzatura; oppure che chi ha deciso che finire la materna significhi entrare in preadolescenza, all’ennesima polemica piantata dopo una giornata di cheche (non è olandese, ma altisonante lessico fiorentino, sin. uggia, fichi, rottorio di zebedei), ti faccia trasfigurare e diventare così verde e pesta da somigliare in maniera preoccupante agli esemplari da coffee shop di questa variopinta città.

Poi c’è da seguire quel vasino di Pandora che, per dirne qualcuna, sul passeggino stacci tu, il pannolino non lo voglio me lo tolgo, mangio solo se mi mettete sullo sgabello a 3 gambe e pericolante come voi, sennò attacco una trafila di DAIIIIIIIIIIIIIIIIII, AIUTOOOOOO, AGATTTTTIIIIIIIII (=ragazzi, i suoi fratelli), che in 2 minuti quei solerti energumeni di poliziotti locali accorrono per un poco rassicurante sopralluogo.
E infine c’è chi…io.

E ho detto tutto.
Partire imbottita di Tachipirina e Fluimicil ormai non stupisce nemmeno se è agosto. Fustigarmi ad ogni recriminazione del preadolescente, ho imparato che non vale; accorgermi di aver preso tutto per tutti ma aver lasciato a casa le mutande per me, che vuoi che sia…e dunque, YEAH!, che viaggio sia!

Sì insomma il senso è questo! Non facciamo questi viaggi perché siamo una coppia zen che affronta tutto con pacifica e ascetica serenità, né perché abbiamo figli “disegnati” e sempre ben disposti…li facciamo perché ci crediamo, perché ci piace, perché ci libera, perché li vediamo come un investimento per i nostri figli, perché anche se impegnativi ci fanno “staccare” l’interruttore più di ogni altra cosa!
Li facciamo perché quando li facevamo in due sognavamo piedini di bambini che camminavano intorno a noi, perché ci sembrano i soldi meglio spesi e si preferisce risparmiare su altro, salvo comunque cercare i voli last minute, low cost, e andare un pò in do’ cojo cojo, ma andare!

olanda 4E così le passeolanda 2ggiate lungo i canali di Amsterdam, tra i fiori alle finestre, all’ombra delle magiche case pendenti con i “riccioli sul tetto”, le cene sulle panche di legno davanti alla vetrina del nostro localino preferito, in un attimo diventano abitudini; perdersi tra le sfarzose sale di un vero Castello, il Kastel De Haar, pedalare tra i mulini a vento di Kinderdijk, sono avventure che travolgono e conquistano; le mattinate di sole nei paesini più caratteristici sciolgono la fronte aggrottata, come Broek in Waterland, dove la piccola comunità, per mantenere e tenere viva la Chiesa del paese, l’ha fatta diventare non solo luogo di preghiera ma anche di aggregazione, con tanto di mercatino di libri e pasticceria home made interni, proprio tra le panche e il pulpito…geniali!; o come Marken, coi suoi zoccoli consumati sulle soglie delle case, o Volendam, e il pesce mangiato, affondato in un soffice panino (e forse tra troppi turisti…) sul lungo mare, oppure Edam, coi suoi formaggi e la banda in piazza…o come Zaaolanda 3nse Shans, con i suoi mulini, il museo degli zoccoli, e i barili di polvere colorata per matite e pastelli. O le gite a Rotterdam e ad Utrecht, con il suo incredibile museo dei treni, o, per tornare ad Amsterdam, le ore passate tra musei interattivissimi, come Nemo e Micropia, momenti di scoperta che incuriosiscono tutti, grandi e piccini; e quando arrivi a fine giornata, e l’emozione per la giornata passata si mescola alla nostalgia di casa, ti trovi ad ascoltare i loro racconti, che sembrano prendere la rincorsa in giornate di noi così intense, su qualsiasi argomento, da una chiacchiera sulla scuola che sta per iniziare, alla scoperta più incredibile di questo viaggio, agli amici e i nonni che mancano, al rubinetto preferito del bagno che ne ha ben due sul lungo lavandino, o cosa immaginarsi del giorno dopo…la grande fabbrica delle parole!


E al ritorno, felici di riabbracciare la quotidianità, ti ritrovi a parlare di una prossima, chissà quando, partenza.

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(Fen)Uomini

Ho letto un libro in vacanza, anzi due, uno alla volta, chiaramente; procedendo tre righe per volta e poi mi ci addormentavo sopra, e il MaritOne con abile mossa me lo sfilava da sotto il naso.

Uno è quello vacanziero e a dire il vero va via come l’olio, d’altra parte è un Malvaldi, basta riuscire a tenere gli occhi aperti tra le risate!

L’altro mi ha fatto pensare molto. L’autore è Steve Biddulph, terapista familiare di cui non so altro, se non che in una fase diciamo un pò impegnativa, mi ha offerto punti di vista utili a mettere a fuoco alcuni nodi nella crescita dei figlI. Proprio deI figlI: maschi.

E’impossibile non essere confusi nel crescere figli, non sentirsi spesso poco adeguati, non avere aspettative pur sapendo che no, non vanno bene, e non avere dubbi sulle condotte da avere per crescere futuri Uomini….

Forti, perché nelle ultime generazioni troppi “mammole” e “bamboccioni”; ma teneri, perché lo spettro dell’uomo prevaricante è inaccettabile.

Interessanti, perché certi uomini spiccioli e un pò trogloditi chi se li fila, ma umili e un pò più di basso profilo rispetto al passato, perché i secoli di uomini “prime donne” hanno fatto troppi danni.

Intelligenti e brillanti, ma non troppo esuberanti, per non mettere in ombra l’intelligenza delle colleghe nei secoli sminuita e non premiata in egual modo: eh, se lo so…

Vispi, per stare al nostro passo, di noi donne, intendo, stanche di dover assolvere ad un numero enne di attività da campionesse di multitasking mentre gli uomini si appellano alla loro (del resto oggettiva e scientificamente provata) differente fisiologia, procedendo nel nome di “una cosa per volta”.

Preparati alle faccende domestiche questione loro quanto di noi compagne. Però che le facciano bene! (leggi: come vogliamo noi).

Lavoratori indefessi (il che presuppone che un lavoro se lo trovino e se lo tengano, nel tempo dei tempi determinati),  ma anche mariti e padri presenti, fisicamente ma anche con la mente, con molta attenzione, con sincera disponibilità…che sappiano far sentire la loro famiglia protetta e sostenuta, ma senza dimenticare il bambino che è in loro, per crescere figli sereni e seguiti, né il fidanzato appassionato che sono stati, perché le compagne ne hanno bisogno. Dio sa quanto bisogno ho io del mio fidanzato!
Eccoci al punto, rullo di tamburi…noi Mamme di maschi del 2016 abbiamo La Missione, dobbiamo crescere (Fen)Uomini come in pratica non ce ne sono mai stati, perché sempre troppo rudi e privilegiati, o troppo fragili ed evanescenti. Li vorremmo gentili, divertenti e amabili, ma non principi azzurri; sensibili e attaccati alla famiglia, ma non mammoni; rispettosi delle proprie donne; roccaforti incrollabili; che sappiano piangere e chiedere scusa, ma non sia mai che appaiano insicuri; e non parliamo di ciò che riguarda la loro fisicità, perché lì le aspettative sono nette…nettamente così, ma nettamente anche cosà. Per non entrare nell’ambito sessuale, che a gestire le informazioni che questo mondo ci passa viene il torcibudella: ci sono di mezzo i fiumi in piena di testosterone, le aspettative delle donne, l’omosessualità là sì ma qui no, madri (in)adeguate e i padri di – cattivo o buon? – esempio, la natura e la storia, l’esperienza a scuola, le buone compagnie, le cattive compagnie, la cronaca al telegiornale, l’Amore vero, l’età, il bullismo, l’ape e il fiore, la violenza…e tutto o quasi dipende da te, genitore.

Tutto vero. Sono una donna, una lavoratrice che ha dovuto fare rinunce più che compromessi per essere mamma, sono una moglie con un marito che lavora molto più di quanto desidererei, e che quando spazza in cucina non mi accontenta mai, ma al quale sono grata per la tranquillità che mi offre mentre io faccio quelle rinunce a lavoro per seguire i bambini, e che a ban guardare fa le lavatrici meglio di me. Sono una donna che ha ben presente la fatica di farsi valere fin da scuola al cospetto di compagni di classe e personaggi da libri di storia, rispetto ai colleghi, a lavoro…ma che è anche consapevole di tanti privilegi che hanno le donne, a partire dal primordiale sentire un figlio dentro di sé e metterlo al mondo, o essere comunque il centro del mondo di un figlio che arriva.

È così che alla nostra Società, viene da gettarsi in appelli a cuore aperto, l’ultimo l’ho letto l’altro giorno su un social, rivolti alle Mammedimaschi, perché facciano come Dio comanda il loro lavoro, che in fondo a detta di molti pare anche più facile (e qui la confusione raggiunge le vette), perché tengano a mente bene tutto quanto sopra, e guai a distrarsi, perché il terreno è scivoloso…ma senza star troppo ad angosciarsi, eh, che è il primo modo per sbagliare…che nemica che è, l’ansia!

Serene ma guardinghe, insomma.

Tutto giusto, ma come si fa?

Proverò a fare come fa una Mamma che ama e sbaglia, continua ad amare e qualcuna l’azzecca; come una Mamma che per quanto non sempre sapere quel che è “bene” significhi saper fare bene, cerca comunque gli strumenti per informarsi, confrontarsi e provare a migliorarsi. E farò come una Mamma che non ha nulla di particolare da chiedere alle altre Mamme, se non di mettercela tutta…

Cita un detto africano, Biddulp:”Le donne sorreggono metà del cielo”…l’altra metà non sta su da sola…insegnarlo a tutti i nostri figli e figlie forse aiuterà a crescere persone felici, entusiaste, responsabili, e che si stimeranno e supporteranno a vicenda.

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Festa in piazza

bellasestoIeri sera abbiamo fatto festa in piazza fino a tardi, iera sera è stata una di quelle sere in cui la bellezza della mia famiglia e la gratitudine di esserne parte è incontenibile e sprizza da tutti i pori…abbiamo festeggiato la nostra gioia, l’arrivo delle serate all’aperto con gli amici, abbiamo festeggiato quello che speriamo essere l’inizio di una serie di iniziative cittadine, in una città che si era messa sul divano depressa ad abbrutirsi, come in un periodo grigio, con i capelli arruffati, la ceretta da fare, l’espressione acida e sarcastica, dimentica delle tante risorse che ha; abbiamo ballato, o meglio, i miei figli mi hanno fatta ballare in piazza, in mezzo a tanta gente allegra, e io mi sono sentita felice, amata, divertita grazie a tre piccoli uomini, e al BabbOne, che per aver la scusa di non ballare si è fatto un’ora di coda alla cassa del chiosco, quell’eroe….abbiamo festeggiato la forza delle mamme e dei babbi, quelli che – pacificamente ma senza darsi pace – cercano di proteggere i propri figli e di trasmettere loro valori e allegria, oltre che la consapevolezza che la ragione non sta mai da una parte sola, ma che se ci si informa e si ragiona con la propria testa ci sono buone probabilità di far belle cose…e che poi l’unione fa la forza.

Ieri tra l’altro abbiamo festeggiato Uno di Noi che ha un’energia ed un’allegria contagiosa dai suoi 5 mesi di vita, e goduto di amicizie vecchie e nuove; ho lasciato riposare quella parte di mamma in ansia per i suoi bambini in monopattino, preoccupata che possano essere pericolosetti per sé e per gli altri, e invece si è fatta posto quella mamma ammirata di come i suoi due cinquenni, vivaci e in piena scoperta di sé e degli altri, siano attenti ed educati…un pò manfani, ma almeno capaci di chiedere permesso e scusa.

E di dire, “mamma come sei bella stasera!” (dopo averlo detto anche ieri all’uscita di scuola, nonostante i capelli appuntati alla bene e meglio, e un pò di occhiaie di troppo…)

E mi sono fatta tanto coccolare, e ho ballato di nuovo con loro, e ancora, e ancora.

Fino a un annetto e mezzo fa non sapevo molto sull’inceneritore; fino ad una decina di anni fa la politica mi faceva afa; oggi sono molto informata sulla questione rifiuti, certo non esperta, ma posso dire di aver letto e ascoltato fonti diverse e di aver parlato molto anche con chi non la pensa come me; e la politica mi fa ancora afa, e come sempre non ho un partito, ma soprattutto negli ultimi 10 anni ho un criterio che mi convince, per votare.

E ieri sera ho festeggiato anche il mio voto.

Non mi schiero con un partito, e sicuramente non vincerà la mia prima scelta, ormai.

Ma ieri sera io, la mia famiglia e molti dei nostri amici, festeggiavamo con un ragazzo come noi, giovane e verosimilmente imperfetto come noi, e neobabbo, e quindi spero davvero disposto a lottare per il futuro dei figli sestesi…ed in ogni caso, è stata una #bellaserata.

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