Farfalle nello stomaco

Sono le 23.30 a.m., e io sono felice…è vero, non c’è il MaritOne, ma è di ritorno; abbiamo l’influenza, ma sarà pure in via di guarigione! La giornata è conclusa, almeno quella movimentata, io sono immersa in un silenzio che ogni tanto mi piace, quello della casa quando tutti dormono, e che è rotto solo dal lieve russicchio di TeoTeo. Elio invece quando dorme sembra una ballerina da com’è silenzioso e armonioso nei movimenti, a differenza di quando è sveglio…forse un pò “pesotto” per una ballerina, visto che nel letto pare che ci si imparenti! (Imparentarsi con un letto/divano/poltrona o altro: in fiorentino significa spalmarsi e affondare sull’oggetto della seduta, quasi mettere radici e fondersi; appunto, imparentarsi). Ho deposto i libri, studiato quel poco q.b., chiaramente in orari extra-vita principale, e mi sono appena intrufolata tra quei quattro piedini avviluppati tra loro nel lettone (a proposito…con il loro 28/29 non sono mica così tanto più piedini dei miei, col mio 35…gulp! E ancora me li bacio e me li mordo, che tra un pò diventeranno puzzolenti e pelosi!).

E tra di loro, stesi da una giornata di collage natalizi, canzoni stonate, salti dal divano, costruzioni che neanche l’Empire State Building, e aerosol d’ordinanza, mi beo delle ginocchiate, gomitate, degli abbracci nel sonno che mi arrivano da destra, da sinistra, e pure dal piccolo Milo, qua dentro!

Sento le farfalle nello stomaco, se non è Amore questo!

 

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“La morte è parte della vita”, sì, però…

Io non ce la faccio, non lo accetto, faccio un passo indietro tra le lacrime e le invettive, e mi rifiuto di cogliere un disegno, pur in tutta la mia strabordante razionalità da un lato e spiritualità dall’altro (eh, lo so, non mi metto d’accordo): “la morte è parte della vita”, è vero, la morte spaventa e cambia le vite in tutti i casi, è vero…ma una di quelle che io non posso arrivare a capire, in cui non riesco proprio a vedere un senso, una via d’uscita, un progetto sommo, è quella di una giovane mamma/giovane babbo che vola via, mentre restano a fare i conti con la vita i suoi bambini, un giovane babbo/giovane mamma disarmato/a e disperato/a e dei nonni in preda ad uno sfinente sgomento, oltre che, magari, all’anzianità, per definzione.

Nella migliore delle ipotesi. E certo, la vita continua, e magari andrà tutto per il meglio. Certo. Però.

Da giugno in qua questo pensiero si è fatto troppo ricorrente, le storie come queste troppe e tutte insieme, e vicine quanto basta a significarci ancor di più che può succedere davvero, a tutti.

Non è solo l’ormone della gravidanza! È proprio incapacità, “incompetenza”, la mia. Se qualcuno sapesse parlarmi di queste morti riuscendo ad aprirmi gli occhi ad altri scenari, lo prego, mi aiuti, ci provi, io sono troppo arrabbiata e impaurita per arrivarci.

Figuriamoci con quale naturalezza posso trovare una chiave di lettura per parlarne con i miei bambini! Perché se n’è presentata la necessità. Allora ho chiesto aiuto ai miei migliori consiglieri, che con ET mi hanno sempre aiutato a rendere naturali e visualizzabili problemi e soluzioni di vario genere, i libri per l’infanzia…

La nostra libraia preferita mi ha passato un articolo sull’argomento di un vecchio numero di Liber, Le parole per dirlo, di Manuela Trinci, e su come trattarlo con i bambini…

Un’amica mi ha consigliato vari libri sul tema della morte in famiglia, e ci sono racconti dolcissimi, come quello di “Ho lasciato la mia anima al vento”, di R.M. Galliez e E.Puybaret, Emme Ed., bellissimo albo, direi poetico, non c’è che dire.

Ora ho tra le mani “Non è facile, piccolo scoiattolo”, di E.Ramon e R. Osuna, Kalandraka, che tratta proprio della morte della mamma, e piango, perché la Stella che finalmente il piccolo scoiattolo rosso riesce a vedere in Cielo è infinitamente troppo in alto, per me…ed il piccolo scoiattolo è troppo a terra, in tutti i sensi; la tenerezza è rotta, le speranze di una madre a quale nuvola sono appese? Il desiderio di veder crescere quel tesoro che ha portato al mondo tra gioie e timori chi lo consegna a quell’esserino???
Io parlo a ET di tutto, e la morte rientra in quel tutto. Ma la questione di un giovane genitore che muore non dovrebbe porsi mai. Né per il piccolo che resta, di cui io ho gli occhioni ancora ignari davanti, le manine tese ad un’estranea che non ha neanche saputo ricambiare il suo sguardo, né per il genitore che va, chissà dove va, e lo immagino mentre tende instancabilmente le braccia da lassù verso quel figlio nel tentativo ultimo di fargli sentire il suo abbraccio, magari dopo aver sognato ogni possibile futuro abbraccio, ogni passo verso cui lo avrebbe accompagnato. No, non si può accettare di andarsene negli anni in cui si è ancora tutto il mondo per il proprio figlio.

Sì, il mio è uno sfogo irrazionale ed emotivo. Ma ogni tanto ci sarà concesso o no?!

E hai voglia a dire che la vita continua. E certo, la vita continua sempre, sai che scoperta.

Abbraccio forte forte ET qui nel lettone con me, come se tenerli stretti impedisse a chicchessia di portarmeli via.

Chi c’è c’è lassù, spero che scusi la mia presunzione e forse l’ottusità, ma riguardiamola questa faccenda, davvero, ci dev’essere qualcosa di sbagliato.

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