Persone Belle in una fredda e grigia mattina fiorentina

20131124-150556.jpgLa prima mattina del corso a Bologna, arrivata alla Stazione di Santa Maria Novella, inizio la risalita della rampa lungo i binari.
Nello stesso momento, salutato con un bacio delicato e un abbraccio forte il marito, una signora che avrà avuto all’incirca l’età della mia mamma, con un elegante quanto sobrio caschetto bianco, due occhi grandi appena truccati, e un bel rossetto prugna, leggero e delicato come il bacio al marito, si avvia poco più avanti di me nella stessa mia direzione.
Lì per lì penso, gongolante per le belle sensazioni che ne avevo ricevuto, solo a quel bel saluto; poi inizio a sentire un motivetto canticchiato a labbra chiuse, piano piano; allegro, ma al tempo stesso…delicato.
E’ lei. Lentamente ma senza mezze misure, e senza pensare alle apparenze, aumento il passo e l’avvicino, camminandole ormai accanto.
E poi, ad un certo punto, un pò perché ormai da tempo ho deciso di dare importanza ai piccoli bei momenti senza particolari riserve, un pò per evitare di indurre lei a pensare ad una stalker, la ringrazio.
Proprio così, camminandole vicino la ringrazio, le dico che se non le dispiace le cammino accanto perché è bello e imprevisto ascoltare quell’allegro canticchiare in una fredda e grigia mattina fiorentina.
Lei mi sorride sinceramente e senza circospezione, mi ringrazia altrettanto per il complimento spontaneo, e mi racconta che è così pimpante perché in procinto di far visita al figlio (poco più giovane di me) a Bologna, città in cui si è da poco trasferito per studiare.

Abbiamo parlato ancora un pò, di suo figlio e del mio corso, entrambi a Bologna, ci siamo avvicinate allo stesso treno e ci siamo salutate davanti alla sua carrozza, la mia era parecchio più avanti.
E’ stata una conversazione breve, non so nemmeno come si chiama, quella bella signora, ma di certo è stato un “buongiorno” che resta impresso.
Se mi fossi riguardata, se per riservatezza o che altro, non l’avessi avvicinata, mi sarei persa quel piccolo tesoro di una fredda e grigia mattina fiorentina.
Guarda come basta poco, a volte, per iniziare la giornata con una piccola emozione.

 

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Un corso all’improvviso

Brava, molto bene.
Non so se vi capita. Vi capita?
A me spesso: quando mi trovo davanti ad un’opportunità tutta per me, non propriamente “comoda”, e che richiede una deviazione dal seminato per tutta la famiglia, ecco, io allora ci penso e mi ci proietto (fase propositiva), poi faccio un passo indietro e la archivio più o meno disinteressatamente (fase recessiva), poi, se mi accorgo che non mi esce dalla testa (ci vorrebbe un diagramma di flusso…), la condivido, generalmente con il mio MaritONE, che sistematicamente propende per il carpe diem.

La due giorni bolognese di corso blasonato – in web writing e SEO copy – di un paio di settimane fa è stata una di queste situazioni, ghiotta quanto impegnativa (organizzativamente, logisticamente, ed anche economicamente).

Ne è valsa la pena, per questo dico brava, molto bene.

E’ stata l’occasione di un mio accrescimento personale/professionale, tra copywriters, grafici, marketers, bloggers, professionisti davvero interessanti e amichevoli (grazie in particolare a Simona e Sara di Noetica, da cui ho mutuato anche l’immagine a fianco!).
Un corso efficace che mi ha aperto il mondo (finora per me sconosciuto: davanti a parole come SEO, DEM, metatag per me c’era un mega cartello “vietato agli addetti ai lavori”!) delle complessità e del lavoro certosino che stanno dietro ad una superficie accattivante, all’apparenza facile e immediata, quella del blogging e del webwriting, che in realtà richiede la preparazione e la costanza.

Ho imparato che come in tante situazioni che possono capitare, improvvisare in certi frangenti è utile e premiante, ma improvvisarsi spesso è da sprovveduti!

Gran gioco di parole per quella che sembra una massima tra l’altro non richiesta. Ma è solo per dire che io non sono una professionista del web, scrivo e navigo per personali “progetti” senza particolari ambizioni se non il ricordo e l’esperienza, ma dopo questo corso stimo senz’altro più di prima chi invece ha fatto un lavoro di quello che sembra un gioco, e soprattutto per chi, tra questi, riesce a farlo mantenendo la propria personalità tra una “regola” di web marketing e l’altra.

 

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Con le mani! La scatola indovinella

20131112-231239.jpgL’idea è a dir poco datata, è uno dei cosiddetti giochi “euristici”, ovvero quelli che accompagnano i bambini nella magia della scoperta…sembra (agli occhi di un adulto) poca cosa, ed invece è un’invenzione – sempre diversa da se stessa – che stimola e incuriosisce i nostri piccoli pionieri.

E’ sufficiente trovare in casa:
scatola di cartone (ottima soluzione è utilizzare le scatole dei pannolini!)
Carta – o come ho fatto io questa volta – fogli di giornale, nastro adesivo, meglio se colorato
Forbici e nastro adesivo da pacchi

Lo scorso pomeriggio ho fatto così: ho rinforzato la scatola con il nastro adesivo da pacchi, perché potesse resistere ai “maltrattamenti” di ET, soprattutto mentre si contendono il turno…poi ho rivestito la scatola con fogli di giornale, cercando le pagine più variopinte. Le ho fermate con il nastro adesivo colorato (il riposizionabile tanto di moda ora è perfetto).
Con le forbici e ben lontana da ET ho ricavato sulla superficie più larga un foro del diametro di…bah, dipende dalle dimensioni dei bracciotti che dovranno frugare attraverso quel foro, e anche degli oggetti che vorrete inserirci…diciamo il diametro di una tazza da caffellatte?
Poi sono andata di stanza in stanza, rigorosamente di nascosto, a cercare piccoli oggetti familiari dalla forma tipica: una spazzola, le chiavi della macchina (ma poi ricordate di rimetterle al loro posto, altrimenti chi le ritrova più?!), una pallina di gomma, un mini-libro di stoffa, il dindolo della palestrina di quando erano neonati, un cucchiaio, la pomata per il sederino, la macchinina e la bambolina preferite…solo per fare qualche esempio.
Quando sono tornata da loro, ammaliati dalla scatola tutta colorata che scuotendola produceva rumori molto promettenti, sono impazziti dalla brama di frugare dentro, alla cieca, e di indovinare, prima di tirarlo su, l’oggetto agguantato!
Quando si stancavano, lasciavamo da una parte lo scatolone…io furtivamente infilavo dentro qualcosa di nuovo, e dopo poco il richiamo della scatola indovinella faceva ripartire il gioco…e grazie a lei gran parte del pomeriggio è volato!

 

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Integralmente frollini!

20131112-223643.jpgCon un pomeriggio di vento freddino e di nasi gocciolanti, il mio per primo, uscire è davvero un’idea da archiviare.
E così, ieri, mentre ET si godevano il riposo del guerriero, al calduccio sotto le loro copertine, ho pensato di preparare la classica merenda… ma in versione integrale!
Giusto perché ET si abituino a gradire, o almeno a provare, sapori diversi, tanto più se fanno bene…

FROLLINI CON FARINA INTEGRALE

100 g farina integrale
100 g farina 00
90 g zucchero di canna
110 g burro
1 uovo
1 pizzico di sale e 1 grattata di scorza di limone o arancia

Semplicissimo perché la frolla si prepara impastando in un contenitore dai bordi alti, meglio se di vetro, tutti gli ingredienti (Giorgina docet! Racconterò di lei un’altra volta, magari, basti sapere che è una maestra di frolla, e che mi ha insegnato che il burro non va fatto sciogliere ma nemmeno impastato troppo freddo…meglio tirarlo fuori dal frigo una decina di minuti prima di iniziare la preparazione, e tagliarlo a piccoli fiocchi).20131112-223926.jpg
Unica accortezza: fare l’operazione dell’impasto il più energicamente e quindi velocemente possibile per evitare che la frolla si scaldi (se si ha tempo lasciarla riposare mezzora in frigo…io sono andata in presa diretta, invece!).
Si stende la frolla non troppo sottile su un foglio di carta forno e si tagliano i biscotti.
Con il dorso di un cucchiaino si può fare una leggera pressione al centro dei biscotti per depositare nella “fossetta” una goccia di marmellata (io ho usato la mitica marmellata di prugne della mamma di Fernando…grazie mamma di Fernando!).
Cottura a 180° per circa 15 minuti, ma questa informazione va presa con le molle: il mio forno va messo a 200°, per esempio, e siccome a me la frolla piace piuttosto altina e ben cotta, altro che 15 minuti, ce li ho lasciati quasi mezzora a dorare!

Se ET hanno gradito l’esperimento un pò rustico? Che domande!!!

 

 

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