A Two per Two

20130729-155910.jpg13.30 di sabato, dalla camerina in cui ET sono appena stati dolcemente accompagnati a fare la nanna si sente un mugolio di E, e subito T:

“Eglio batta, titto, titto, tittooooo. Oh.”

E come fai a non piangere dalle risate nell’altra stanza mentre il più caciaro dei due duenni che animano le nostre giornate/serate /nottate, rimpolpetta il proverbiale dormiglione di un fratello per una volta che si è concesso un rantolo prima di addormentarsi???

E il bello è che E è rimasto zitto zitto per davvero!

E quando li sentiremo rimbrottarsi per spengere l’abat jour? O fare a gara di puzzette irresistibili? O perché uno avrà voglia di parlare mentre l’altro ha sonno?

Aaaah, io rimango sintonizzata su queste frequenze, ci sarà da divertirsi!

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Che Ikea il nostro materasso!

20130719-153005.jpgUn posto d’onore in casa nostra è riservato a qualcuno(/osa) di molto speciale: un materasso alto più o meno 3 dita.
E’un’idea in apparenza di poco conto, ma nei nostri giorni si è rivelata davvero “caratteristica”…da consigliare!
Amico d’inverno, soffice e accogliente, e comodo d’estate con la sua fibra che inspiegabilmente resta fresca…e in ogni momento non aspetta altro che ET (ma anche noi, babbo e mamma) ci zompino sopra, ci si rotolino, ci facciano le capriole e lo stretching per la schiena che fa il babbo e che a loro piace tanto imitare…e poi giocattoli, librini, xilofoni, briciole (eh eh!), amichetti, nonni perplessi (ma solo i primi 5 minuti…poi ce li trovi spalmati e a dirla tutta, a volte, alle soglie della russata!).
Puoi farlo con macchina da cucire, stoffa resistente e imbottitura semplice, ma su questo noi abbiamo deciso di “investire” (ahahahah!)…acquistone per tutta la famiglia all’Ikea, della serie Sultan Tarsta, solo che invece di usarlo per un lettone matrimoniale, lo teniamo in salotto, sul pavimento, e ci giochiamo, ci parliamo, ci guardiamo un cartone, e ci facciamo tante ma tante tante coccole (a proposito c’è un limite alle coccole? O, come si dice dalle nostre parti, ai “covi”? Esiste il “covometro”?).
Ci è servito quando ancora ET stavano solo distesi, e i normali tappeti-palestrina per neonati stavano loro decisamente stretti, poi quando hanno cominciato a tirarsi su e a gattonare (ed era pieno inverno), e ci piace ora, anche se non riescono a starci fermi sopra più di 10-12 minuti!
Insomma, un angolo delle coccole che se avesse la parola avrebbe molto da raccontare di noi!

 

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Io sogno in alto

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Che dire di me…ce ne sarebbero diverse di cose da dire, alcune molto coerenti finché non si arriva a quelle molto contraddittorie!
Una di quelle che negli ultimi anni mi è più chiara è che, più che a volte, spesso, sento i piedi che si staccano da terra e la testa che raggiunge altezze impreviste, immagino e desidero…e nonostante i miei 32 anni, non riesco proprio a smettere di rincorrere quel pensiero, pur con la preoccupazione che regolarmente questo porta con sé…proprio quando sento più forte l’Amore, la gratitudine e l’orgoglio per il mio bellissimo mondo, che è tutto ciò che conta, anche se sento di aver realizzato dei sogni sui quali avevo puntato molto, a volte quasi tutto, in un caso tutto.
Ecco, sento che forse siamo solo ad un certo punto, che c’è una nuova avventura che ci aspetta (me ed i miei uomini, naturalmente), che non guardare avanti sarebbe come aggrapparsi gelosamente a ciò che si ha, senza costruire niente di più, senza rischiare il nuovo, senza la fiducia nelle risorse che si hanno, senza insegnare i Sogni a ET.
Sarà inquietudine, sarà smania di vivere, sarà un ricordo terribile, sfocato, quasi rimosso, di quel periodo di “immobilismo” in cui non sapevo andare né avanti né indietro….c’è un verso di una poesia (o canzone) della Nannini che dice “in questa urgenza di vivere, e furia di sentire, so di esistere…”, che mi ripeto quando mi assale il dubbio di dovermi fermare più spesso di quanto faccia, e smettere di rincorrere un sogno dopo l’altro…e un pò ho imparato a farlo, ma solo un pò, e anzi da quando ci sono ET ho capito che addirittura è qualcosa di me che vorrei trasmettere loro (magari in una certa qual misura!!!): forse è più faticoso e scomodo come “punto di vi(s)ta”, ma io credo che alla fine sia quello che ti fa girare indietro, ai giorni che passano, alla propria storia, quella che si scrive giorno dopo giorno, e ti fa sentire vivo, grato di quello che si ha.
Da piccola ascoltai, senza capire, parole che dicevano più o meno questo: se la vita è un dono, il miglior modo di essere riconoscente è viverla pienamente, cercarne il senso, non aspettare che scorra, ma lasciarci la propria impronta, a costo di sbattere la testa ogni tanto, contro un fatto incontrovertibile, e cioè che comunque, in definitiva, non la scriviamo noi…ma magari se proviamo a ispirarlo, l’autore prende spunto!!!

Sarà che questi sono giorni in cui mi sento tanto così…e per restare nella metafora musicale, devo ripetermi che “la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare…” (Lorenzo Jovanotti)

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